Nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica la fibrillazione atriale aumenta il rischio di mortalità e di morbidità


La fibrillazione atriale è comune nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica.

E’ stato analizzato il rischio associato alla fibrillazione atriale in un’ampia coorte di pazienti con insufficienza cardiaca cronica, tutti trattati con un beta-bloccante.

Nello studio COMET, 3.029 pazienti con scompenso cardiaco erano stati assegnati in modo random al trattamento con Carvedilolo o Metoprololo e seguiti in media per 58 mesi.

Il 19,8% ( n = 600 ) aveva fibrillazione atriale, al basale.

Questi pazienti erano più anziani ( 65 versus 61 anni ), più di sesso maschile ( 88 versus 78% ), presentavano sintomi più gravi ( maggiore classe NYHA ) ed una più lunga durata di insufficienza cardiaca ( tutti p < 0,0001 ).

La fibrillazione atriale era associata ad un aumento significativo della mortalità ( rischio relativo, RR = 1,29; p < 0,0001 ), più alta incidenza di morte per tutte le cause o ospedalizzazione ( RR = 1,25 ), e morte cardiovascolare o ospedalizzazione per peggioramento dell’insufficienza cardiaca ( RR = 1,34 ), entrambi p < 0,0001.

La fibrillazione atriale di nuovo esordio durante il periodo di follow-up ( n = 580 ) era associata ad un significativo aumento del rischio di mortalità e di morbidità.

Secondo gli Autori la fibrillazione atriale, nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica, aumenta in modo significativo il rischio di morte e di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca, ma non rappresenta un fattore di rischio indipendente di mortalità dopo aggiustamento per altri predittori di prognosi. ( Xagena )

Fonte: Eur Heart J

Cardio2005

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